Divo BARSOTTI

Divo BarsottiDivo Barsotti, settimo di nove fratelli, nacque il 25 aprile 1914 a Palaia, paese rurale in provincia di Pisa. Il padre, Antonio, era un rappresentante di macchine per cuciree ricoprì anche l’incarico di sindaco del paese, la madre, Adelasia Bruschi, era un’energica donna di casa. Nel 1925, a undici anni, il giovane Divo entrò nel seminario di San Miniato, dove venne ordinato sacerdote il 18 luglio 1937. A questi anni giovanili risale una profonda riscoperta della fede avvenuta in seguito all’incontro con il cristianesimo russo, conosciuto attraverso l’opera letteraria di Dostoevskij.

Dopo l’ordinazione prestò servizio sia presso le parrocchie della diocesi come coadiutore dei parroci, sia in seminario come insegnante di lettere. Non riuscendo però a trovare una collocazione pienamente soddisfacente, e spinto anche da una vocazione interna che lo portava ad una dimensione missionaria-contemplativa, chiese alvescovo di poter andare in missione e, ottenuto il permesso, si preparò a partire per l’India, come sacerdote secolare, appoggiato agli Auxiliares des missions delBelgio. Lo scoppio della seconda guerra mondiale, però, fece naufragare questo progetto.

Negli anni della guerra don Divo rimase inoperoso in famiglia, nel suo paese d’origine, poiché neanche il vescovo riusciva a trovare per lui un impegno adeguato. Furono anni bui, ma anche di formazione spirituale intensa. Don Divo si diede allo studio e alla preghiera. In quel tempo si mise in contatto epistolare con Giorgio La Pira e cominciò a scrivere articoli di carattere religioso, alcuni dei quali pubblicati sull’Osservatore Romano.

Al termine della guerra, per interessamento di Giorgio La Pira, don Divo si trasferì a Firenze. L’arcivescovo cardinale Elia Dalla Costa lo accolse e, dopo un primo servizio presso un Istituto di suore a Badia a Ripoli, lo nominò cappellano di un Istituto religioso femminile presso la Rettoria della Calza, a porta Romana in Firenze, dove rimarrà per otto anni. Nel 1947 iniziò la direzione spirituale di un gruppetto di donne che porterà alla nascita della “Comunità dei figli di Dio”. Al convento della Calza si fece conoscere per la sua predicazione, e diede alle stampe il suo primo libro, Cristianesimo russo (1948), che introdusse in Italia per la prima volta figure come san Sergio di Radonez, san Serafino di Sarov e Silvano del Monte Athos.

Nel 1954, dopo una breve esperienza eremitica presso una delle casette rupestri di Monte Senario, si trasferì a Settignano, nella periferia di Firenze, in quella che diventerà la Casa-madre della Comunità dei figli di Dio: Casa San Sergio. Iniziò una vita comune di stampo monastico con alcuni giovani, in stretta comunione con il resto della Comunità che nel frattempo si va espandendo in altre città italiane: Viareggio, Venezia, Napoli, Palermo, Biella, Modena ed altre.

La Comunità fu approvata ad experimentum dal cardinale Dalla Costa, per venire poi ufficialmente riconosciuta e approvata dal cardinale Silvano Piovanelli nel 1984.

Molte sono le persone di rilievo che hanno avuto un dialogo con don Divo nel corso degli anni, sia sul piano dell’amicizia che sul piano del confronto teologico: Hans Urs von Balthasar, Adrienne von Speyr, Jean Daniélou, Louis Bouyer, Giustino Russolillo, Henri-Marie de Lubac, Pavel Evdokimov, Lambert Beauduin, Alberto Vaccari,Ireneo Hausherr, Thomas Merton, Leo Haberstroh, Ezio Franceschini, Giuseppe Dossetti, Marcello Candia, Giorgio La Pira, Luigi Giussani, Giacomo Biffi, sono tra i suoi interlocutori.

Don Divo Barsotti ha insegnato teologia sacramentaria e teologia spirituale per oltre un trentennio presso la Facoltà teologica di Firenze e ha scritto moltissimo: 155 i suoi libri, diversi dei quali tradotti all’estero (francese, spagnolo, catalano, inglese, tedesco, fiammingo, portoghese, croato, polacco, ma anche russo e giapponese), centinaia di articoli di spiritualità, di agiografia, di approfondimenti teologici su decine di riviste e quotidiani. È stato collaboratore dell’Osservatore Romano e dell’Avvenire. Conferenziere e predicatore, ha tenuto corsi di esercizi spirituali in molti conventi e monasteri italiani ed esteri (Brasile, Stati Uniti, Giappone, Hong Kong,Australia) predicando a laici, suore, seminaristi, sacerdoti, vescovi, ad un ritmo intensissimo. Nel 1971 ha predicato gli esercizi spirituali annuali per la Curia Romanaalla presenza di papa Paolo VI.

Ha vinto diversi premi letterari come scrittore religioso: Premio Basilicata (per il libro La religione di Giacomo Leopardi, 1978), Premio nazionale cultura cattolica (Bassano del Grappa, 1987), premio del Ministero degli Interni per la letteratura religiosa (Roma, 1997).

Il testo Storia della Spiritualità italiana a cura di Pietro Zovatto pone don Divo Barsotti tra le dieci figure spirituali più importanti del XX secolo. Don Divo era già stato definito “uno degli spiriti più alti del nostro tempo”, da Carlo Bo, e “il più importante autore spirituale del nostro secolo”

È morto nella sua Casa San Sergio a Settignano il 15 febbraio 2006, e lì è sepolto.