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La danza delle parole. Poesie dall’esilio di Aurelio Porfiri

Posted by on Mar 28, 2016 in Aurelio Porfiri, Poesia | Comments Off on La danza delle parole. Poesie dall’esilio di Aurelio Porfiri

La danza delle parole. Poesie dall’esilio di Aurelio Porfiri

Aurelio PORFIRI LA DANZA DELLE PAROLE. Poesie dall’esilio (ita, 2015) ebook (Mobi, Kobo e Epub) Euro 5,44 La danza non è solo movimento del corpo. È una forma artistica che con Aurelio Porfiri coinvolge anche le parole, in una combinazione di armonia e suoni. In questa danza, i versi del Poeta si ripiegano “in cento e più capriole” per poi dispiegarsi davanti agli occhi del lettore e risuonare nelle sue orecchie come musica. Alcune vanno lette a mente, altre reclamano invece il suono della nostra voce, quasi a voler prendere corpo e forma davanti a noi. In una tale danza, le parole si muovono in punta di piedi, con la leggerezza e la perfezione di una ballerina classica che abilmente si destreggi tra i vocaboli e le rime, eppure il messaggio che recano nei versi brevi è quello del tormento per uno strazio che “hanno deciso di chiamare: Vita”. A questo dolore si mescola un senso di nostalgica malinconia, per “quella donna che eri tu”, per “quel bambino che oggi non è più”, per i malati e i peccatori, per gli indifferenti. Quanta partecipazione emotiva e spirituale, quanta pena per questa nostra condizione umana! Ma dalle nubi dell’inquietudine e della paura nasce un ringraziamento, “Te Deum Laudamus”: perché in fondo ci si affeziona anche alle proprie sventure e al proprio dolore come fossero un dono al quale non si vuole più rinunciare, a questa vita che nonostante tutto continuiamo tenacemente ad amare e nella quale cerchiamo un senso, un significato, una via per la salvezza. Aurelio Porfiri scrive per sé ma scrive anche per tutti noi lettori dei suoi versi, ciascuno destinatario del personale messaggio che saprà individuare in essi: gli spazi personali hanno qui un respiro universale e siamo tutti partecipi e protagonisti di questa eterna danza delle parole. L’ultima lirica messa in scena si chiude con un grande interrogativo, forse il mistero più profondo per l’Uomo: “Cosa è il vivere?”. Aurelio Porfiri la sua risposta l’ha trovata. Michela Alessandroni Acquista LA DANZA DELLE PAROLE su www.amazon.it www.ibs.it www.mondadoristore.it www.ebook.it www.hoepli.it www.buch.de www.ebooks.euronics.it www.lafeltrinelli.it...

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Divo Barsotti: Il ritorno dell’anima a Dio

Posted by on Mar 28, 2016 in Divo Barsotti, Libri, Spiritualità | Comments Off on Divo Barsotti: Il ritorno dell’anima a Dio

Divo Barsotti: Il ritorno dell’anima a Dio

Abbiamo in questo testo una meditazione del padre Barsotti del 15 aprile 1956. Padre Barsotti come di solito illumina con la sua parola aspetti della vita cristiana come, in questo caso, l’obbedienza. Egli fa dell’obbedienza la caratteristica che ci fa accedere a Dio: “Se la vita cristiana deve essere concepita e vissuta come un ritorno dell’anima a Dio, dal quale l’anima si è allontanata per il primo peccato, San Benedetto ci dice che il ritorno dell’anima al Signore è un ritorno di obbedienza, così come il primo peccato è stato fondamentalmente un atto di disobbedienza”. Come di solito padre Barsotti ci avvolge con uno sfoggio di erudizione che gli era proprio, essendo uomo di profonda cultura, non solo spirituale, ma anche letteraria. Anche in questo testo possiamo usufruire di questa vasta e profonda erudizione. L’obbedienza, questa categoria che alla mentalità moderna da tanto fastidio, essendo noi abituati a pensare che disobbedire è una virtù. Ma certamente l’obbedienza di cui ci parla padre Barsotti è un’obbedienza diversa, un’obbedienza suprema. Egli lo dice con chiarezza in due passaggi di questo testo: “Può sembrare che effettivamente l’anima che obbedisce sempre di fatto rinunzi a quello che e il suo valore più alto, la sua autonomia, la sua indipendenza; ma e vero il contrario quando si tratta di un’obbedienza a Dio, a Dio che e il nostro Creatore: e Lui che ci fa, noi non siamo che in quanto ci riceviamo da Lui, e tanto più dunque l’uomo anche naturalmente e perfetto quanto più, rinunciando a una sua pretesa autonomia, a una sua indipendenza che lo isterilisce e lo svuota, lo mortifica e lo annienta, rinunciando a questa sua autonomia si dona a Dio in un’obbedienza sempre più perfetta e totale. (…) Nella sostituzione di Dio all’uomo che si verifica nell’obbedienza, non tanto che all’essere umano si sostituisce l’Essere Divino – sono sempre io che agisco, ma l’atto e unico, e quest’atto realizza insieme la vita divina e la vita umana, Dio e l’uomo, e la vita dell’Uno e dell’altro – attraverso l’obbedienza passa non l’Essere di Dio in me, ma la sua medesima vita, sicché veramente e Lui che vive in me”. Obbedire a Dio è fare del bene a noi stessi, non è dare via la nostra individualità ma esaltarla in un bene più grande. Questa obbedienza quindi, è veramente il ritorno della nostra anima a Dio. Aurelio...

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